Un libro struggente e spaventoso

In questa pausa di fine anno ho letto il libro di Natalia Garcìa Freire che si intitola “Questo mondo non ci appartiene”.

La giovane autrice è nata in Ecuador e ci porta in un mondo onirico in cui vi è spazio d’interpretazione di una realtà violenta e arcaica. Siamo nel mondo rurale sudamericano in un tempo poco definito che prende forma nei dettagli e nel non detto.

In questo libro, lirico e toccante, c’è molta tecnica: del non detto, del mostrare invece di dire, del perturbante. Un romanzo in cui ogni capitolo è strutturato come un breve racconto a sé. Magistrale l’utilizzo dei tempi verbali che danno l’indicazione della cronologia della storia. I titoli, a una prima lettura, danno l’impressione di essere semplici invece nascondono in sé un’evoluta epifania che si scopre, o si intuisce, solo all’interno del capitolo. Sembrano delle vere e proprie “poesie” di contesto.

Pagina dopo pagina, il non detto pesa di più delle parole e nasconde significati potenti, lasciati alla decodifica del lettore.

Lucas, il protagonista narrante in prima persona, è stato un bambino non visto, cresciuto nella violenza domestica rurale di un mondo antico. Non c’è salvezza per lui se non nella dissociazione che lo trasformerà in un adulto problematico. Tornerà nella casa d’infanzia da dove la sua mente non è mai realmente andata via. Dialogherà con il padre morto per giustificare, disorientare, raccontare, confondere il male con il bene.

Con una scrittura particolarmente curata, che ipnotizza, e un ritmo incalzante e sostenuto, questa storia, poetica e struggente, ci porta nei più profondi e angoscianti abissi mentali e, tra le righe, nella potenza severa della Natura.

Mi ha intervistata Elena Filini per il Gazzettino

(14.12.2025)
Marianna Corona torna in libreria con “Rifugi per un tempo sospeso” un libro che nasce dal desiderio di raccontare una montagna non turistica, una montagna riflessiva e custode delle più profonde emozioni umane, una montagna che ancora, per fortuna, permette di rallentare, di osservare, di allontanarsi dal caos. Ogni racconto nel libro è impreziosito dalle immagini a colori dell’illustratrice Giulia Borsi. Tra parole e disegni, sfogliandolo, sembra di entrare in un bosco. «Marianna è delicata come una farfalla»: così suo padre, il rude Mauro Corona la racconta. Conoscerla è una scoperta. Il dolore l’ha plasmata, la scrittura l’ha guarita e oggi Marianna è una delle voci più autentiche della montagna vera, della natura nella sua dimensione più spontanea e selvatica.

Avrebbe mai pensato di diventare scrittrice, con un padre già scrittore affermato?

«No, mi pareva terreno molto scivoloso, nonostante la scrittura sia sempre stata una parte importante della mia vita, pubblicare mi spaventava molto e con un padre scrittore non mi sembrava proprio il caso. Nemmeno il tumore al colon era nei miei programmi. L’esistenza prende pieghe inaspettate. Però vado fiera di una cosa: sono state le case editrici a cercarmi, io non mi sarei mai proposta. Non sono tipo da primi passi. E ringrazierò per sempre la Giunti perché scrivere “Fiorire tra le rocce” mi ha ridato un entusiasmo forte e decisivo in un periodo molto difficile della mia vita»

Com’è suo padre come “collega” letterario? Imprevedibile come lo vediamo in altre situazioni?

«In realtà siamo due creativi solitari, ognuno scrive segregato nella propria abitazione. Lui scrive a mano. Io se devo scrivere a mano più di due pagine entro in crisi. Ho il terrore di dover poi riportare tutto in digitale, anche se la tecnologia ha fatto passi da gigante non ci si può mai fidare del tutto nell’automatizzare questo passaggio, preferisco scrivere direttamente i lunghi testi al computer. Solo quando abbiamo pronte le prime bozze impaginate ci passiamo i testi da leggere: la sfida è a chi trova eventuali refusi.

Sul palco funzioniamo perché siamo agli antipodi, io di solito parlo in modo pacato, mentre lui è più irruento. Ma in fatto di memoria e citazioni mi batte 100 a 1. Lui un po’ idealizza purtroppo il vino e si beve volentieri un bicchiere di rosso mentre io arrivo agli eventi appoggiando sul tavolo un thermos di tisana alla malva. Trasmettiamo però una cosa genuina: la passione e l’amore per la montagna, e questo credo trapeli sia nei libri sia in quello che raccontiamo davanti al pubblico»

È stato lui ad instillarle l’amore per i libri?

Nella mia famiglia c’è stata una vena salvifica che ci ha sostenuto e che mi ha abbracciata fin da piccola, la sfera dell’arte, della creatività. Ero circondata da libri, da fumetti, potevo disegnare perfino sui muri, nella piccola biblioteca del paese, molto fornita, le mie zie, entrambe maestre elementari, mi portavano a scoprire le storie di incredibili personaggi illustrati; mia madre accendeva un vecchio mangiadischi ogni mattina accompagnandomi tra le parole dei più bravi cantautori italiani; da mio padre ascoltavo i racconti di vie di roccia, di imprese alpinistiche, di figure leggendarie che erano i pilastri della storia dell’arrampicata. Tutto questo mi ha permesso di dare fiducia all’arte, alla musica, ai libri, alla parola scritta, alla curiosità e all’immaginazione.

Ha voglia di parlare della sua malattia?

«Ho dovuto affrontare un tumore al colon nel 2017. Se da una parte questa esperienza mi ha lasciato uno spavento profondo e la cicatrice della paura, dall’altro ha favorito in me un cambiamento radicale. Ogni tanto mentre mi addormento mi domando come abbia fatto a superare quei momenti e se li abbia realmente superati. Non ho una risposta. Ma nel 2021 quando la Giunti mi propose di scrivere il mio primo libro (“Fiorire tra le rocce”) dissi subito di sì. Con la scrittura riesco a elaborare, a esprimermi. Un po’ come il soffione sono ripartita una seconda volta. Sono stata fortunata. Per molti non è così purtroppo.

Qual è la bellezza di vivere “riparati” dal mondo?

Riparare significa anche aggiustare oltre che proteggere. Il vero vantaggio dei piccoli paesi di montagna è che hanno una bassa densità di popolazione. Ci sono più alberi che abitanti. Dove ci sono troppe persone si vive male. Il luogo in cui mettiamo radici ci condiziona molto più di quanto crediamo. Più tempo passiamo in mezzo al caos e più il nostro animo sarà caotico. Amo stare dove c’è ossigeno. Perciò non potrei mai vivere senza boschi a portata di mano.

C’è molto da fare per migliorare piano piano i servizi per i residenti, sarà la sfida dei prossimi anni. I paesi di montagna che non saranno svenduti al turismo di massa avranno la meglio.

Come vive il post Vajont la sua generazione?

Il Vajont ha inevitabilmente creato un trauma generazionale molto complesso. Andare avanti e allo stesso tempo restare è una sfida non indifferente. La cosa che più salta agli occhi, e che mi piace, è che quassù abbiamo mantenuto uno spirito selvatico che nessuno è riuscito a domare e che non si spegne. Questa è la nostra forza, che mi auguro possa essere conservata a lungo. Un territorio che ha sofferto ha bisogno di cura e di memoria.

Qual è il senso di questi pensieri per un tempo sospeso? Quali i piccoli indizi di felicità?

La felicità è un’utopia. Più la cerchi o la incaselli in illusioni e più si allontana. La mia speciale formula di felicità contempla un’unica parola: tranquillità. Spesso erroneamente considerata un surrogato della felicità, in realtà è il suo baccello, la protegge e ne conserva il nucleo. Un bene sempre più raro che va coltivato con consapevolezza. Perderlo significa un po’ arrendersi, lasciare spazio alle tensioni. È tempo di rifugi che riparino e aggiustino.

Perché a suo giudizio i lettori comprano i vostri libri?

Dopo la pandemia le persone hanno capito l’importanza e la fortuna di poter stare all’aria aperta, di essere liberi, di sentire il vento sulle cime. Hanno capito che l’essenziale è invisibile quanto il respiro. Leggere storie e racconti di montagna ravviva quel legame ancestrale che abbiamo con la Terra, ci rimette la testa in equilibrio, ci riporta al presente con i piedi ben saldi e la capacità di sognare oltre i confini.

Cosa ho letto recentemente?

Le mie letture durante l’anno spaziano e si muovono tra diversi generi. Tendo a iniziare più di un libro alla volta. Questo perché non sempre leggo romanzi o racconti. A volte leggo libri di studio, di settore (comunicazione) e di discipline olistiche o di cura di sé. Ma in questo articolo vorrei parlarvi dei romanzi che ho letto recentemente e sono tre libri che mi hanno tenuta incollata alle pagine giorno dopo giorno. Di solito leggo qualche pagina la mattina appena sveglia e poi quando vado a letto. Una routine che ho sedimentato durante la pandemia. A volte però capita anche di non leggere per qualche giorno. Non leggo mai per forza. Leggo perché sono curiosa.

Nei mesi scorsi mi è capitato di leggere due libri uno dietro l’altro. Sono due libri psicologici dallo stile completamente diverso. Ma proprio perché li ho letti uno dietro l’altro mi sono accorta di alcuni punti in comune. Ovvero l’utilizzo della formula diario e il cambio di prospettiva e di punto di vista che salta da un personaggio all’altro.

Sto parlando del libro “La paziente silenziosa” e del libro “La vegetariana”. Entrambi sono libri psicologici in quanto entrano nelle menti dei personaggi in profondità e raccontano disturbi mentali più o meno gravi.

Come spesso accade quando termino di leggere un libro, vado a consultare la biografia dell’autore. Mi piace conoscere la vita che l’ha segnato e plasmato e scoprire i contesti in cui ha vissuto.

Alex Michaelides è uno scrittore britannico-cipriota del 1977 conosciuto soprattutto per il suo romanzo di debutto, per l’appunto “La paziente silenziosa”. Ha studiato letteratura inglese a Cambridge e cinema a Los Angeles. Ha lavorato anche come sceneggiatore prima di dedicarsi alla narrativa. Il libro infatti è molto “cinematografico”, si sente la penna dello sceneggiatore.

La storia è molto ben costruita, scorre e ha un finale sconvolgente che ribalta completamente la visuale. Si tratta di un best seller internazionale, è raccontato in prima persona (dal protagonista maschile) intervallato da frammenti di diario (sempre in prima persona) della protagonista femminile.

Han Kang nasce invece nel 1970 a Gwangju, Corea del Sud. Si trasferisce da bambina a Seoul. Suo padre e suo fratello sono entrambi scrittori. Studia letteratura coreana all’Università e frequenta un corso di scrittura creativa negli Stati Uniti. Inizia scrivendo poesie. Ha vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 2024.

Il suo libro “La vegetariana” è suddiviso in tre parti. Si apre come un fiore, mangiandosi la speranza. Incasella il fallimento: prima della coppia, poi della famiglia e infine delle istituzioni e della società. Racconta la patologia mentale e la dissociazione, ma non solo della protagonista. Proprio come accade anche nel libro di Michaelides.

Anche nel libro di Han Kang, nella prima parte, compaiono degli intermezzi in prima persona che ricordano un diario. La protagonista femminile viene però raccontata, sempre in prima persona, dal marito, poi dal cognato (ma in terza persona) e infine dalla sorella (sempre in terza persona). Si ha sempre la sensazione di fluttuare nei pensieri altrui dei personaggi. Il finale rimane aperto e sospeso come queste menti esposte. Nonostante il tema ostico e difficile, trattato in modo diretto, l’ho trovata una lettura senza tempi morti, con frasi estremamente curate che riescono a suggerire riflessioni proprie.

Già l’incipit è molto forte e disturbante: “Prima che mia moglie diventasse vegetariana, l’avevo sempre considerata del tutto insignificante”.

Dopo due libri così tosti avevo però bisogno di decongestionare la mente e immergermi in una lettura confortante. Ho scelto un libro di una scrittrice giapponese che mi aveva incuriosito: “La casa del Kintsugi” di Sanae Hoshio.

La storia racconta il legame di tre generazioni, una nonna, una madre e una nipote/figlia. Ogni paragrafo viene proposto da un punto di vista diverso, quello della madre, quello della nonna e quello della nipote/figlia. Oltre a trasmettere la conoscenza del mondo del Kintsugi, delle lacche e di come viene vissuta questa antica arte in Giappone, si scopre altresì, come spesso accade in questi testi “scaldacuore” giapponesi, un mondo fatto di piccole cose, di attenzione all’invisibile, di oggetti custoditi con cura a cui viene dato un significato profondo. L’autrice ci porta anche a scoprire aree del Giappone che esistono veramente e che ci conducono per mano a sognare e ammirare questo paese misterioso da lontano. Tutto il libro è avvolto anche da una dolcissima malinconia.

Recover di primavera: 4 esercizi di consapevolezza

Per molte persone la primavera è un passaggio molto delicato. Un vero e proprio risveglio lento e frastornato che può far sentire in difficoltà. L’organismo in questa stagione ha bisogno di sostegno e delicatezza. Immagina di svegliarti da un lungo sonno come accade di mattina. Ci vuole un tempo ragionevole per attivarsi e partire con la giornata, non sempre ci si sveglia con il piede giusto.

In questo articolo allora vorrei condividere alcuni step e passaggi che considero fondamentali per un recover primaverile un po’ più morbido e che sia d’aiuto all’organismo in questa prima fase del risveglio.

ESERCIZIO PERIMETRO: siediti o sdraiati in un luogo silenzioso , solitario e dove ti senti a tuo agio. Chiudi gli occhi e lascia correre i pensieri nella testa come fossero fiato. Ora mentalmente percorri il perimetro del tuo corpo molte e molte volte finché hai la sensazione di “riconoscerti”. Dopo un po’ osserva la velocità con cui stai percorrendo il perimetro del tuo corpo. Stai correndo o andando lentamente?

POSIZIONE DISTESA CON LE GINOCCHIA AL PETTO puoi farla sul letto appena ti svegli. Dondola a destra e a sinistra ad occhi chiusi e lascia il respiro fluire insieme ai pensieri. Dopo qualche istante osserva i pensieri che arrivano. Quali sono?

POSIZIONE DISTESA CON TORSIONE LATERALE DELLE GAMBE PIEGATE (Jathara Parivartanasana) mantieni la posizione per 2 minuti durante i quali libera anche la tua voce attraverso una emme muta che ascolterai con le orecchie certo ma anche all’interno del corpo sottoforma di vibrazioni.

POSIZIONE DISTESA CON LE GAMBE ALLUNGATE IN ALTO E APPOGGIATE AL MURO (Ardha Halasana)
Partendo sempre dalla posizione distesa solleva le gambe allungandole verso l’alto e appoggiandole a una parete. Apri le braccia lateralmente e chiudi gli occhi. Rimani in questa posizione per 2 minuti concludendo con tre espiri vigorosi dalla bocca.

In base ai tuoi impegni della giornata potrai scegliere quale step eseguire oppure, se hai più tempo, potrai eseguirli tutti assieme. Buona primavera.

Namasté, Marianna

Romanzi inquietanti ma che fanno riflettere

Per me i romanzi inquietanti sono libri duri che trattano tematiche forti, di solito sono thriller, genere a cui periodicamente mi appassiono, soprattutto nelle stagioni fredde. Mi incuriosiscono le ricerche e credo che questa tipologia di libri sia uno stimolo per indagare gli animi umani.

Ovviamente i thriller si strutturano su paure e traumi, elementi che non mancano di certo in queste storie. Di solito leggo alla sera e non ti nascondo che alcune scene le ho trovate davvero suggestive, profonde e mi hanno lasciato molto materiale su cui riflettere.



LUNA ROSSA di Jo Nesbø // EINAUDI
Non era la prima volta che leggevo un libro di Jo Nesbø. Lo apprezzo molto come scrittore e credo che sia abile a costruire le trame, a confondere e a seminare briciole e indizi. Questa volta ha convinto il suo storico personaggio Harry Hole a tornare a Oslo da Los Angeles per risolvere un caso impossibile anche per la polizia. In realtà non sarà solo ma metterà in piedi una squadra decisamente particolare che riuscirà a venire a capo della faccenda.
Il titolo è un titolo ad effetto ma c’entra poco con la trama. Si può leggere anche se non si sono letti altri libri del controverso personaggio dal particolare acume investigativo, tuttavia ho notato che Nesbø non regala spiegazioni, alcune basi le dà per scontate. Una vorticosa indagine, a tratti sofisticata, che non rispecchia la canonica indagine investigativa classica motivo per cui non annoia, anche se la prima parte è più lenta della seconda.


SPLENDI PIÙ CHE PUOI di Sara Rattaro // GARZANTI
Un libro veloce che ho letto tutto d’un fiato. La protagonista si ritrova a vivere una relazione completamente disfunzionale fatta di violenze e vessazioni che crede di meritarsi finché non elabora un piano sensato per tornare a rinascere in modo consapevole. La scrittura l’ho trovata scorrevole e delicata nonostante l’autrice affronti un tema difficile e attuale. Consegna un segno di speranza che è poi anche riportato nel titolo.
Ti lascio una citazione dal libro:
« Come è difficile capire il significato delle proprie scelte»
Aggiungo che è molto complicato se non si acquisisce una consapevolezza precisa di come il proprio sistema emotivo riesca a rapportarsi con gli altri e la realtà. Ogni percorso che riusciamo a fare che accenda la nostra consapevolezza è una grande forza risolutiva per cercare, non solo di comprendere se stessi, ma anche chi abbiamo attorno.


L’OSPITE di Emma Cline // EINAUDI
Incuriosita dalle recensioni, ho comprato questo libro di una giovane autrice californiana: Emma Cline e l’ho trovato indigesto. Direi che è senz’altro un libro che smuove emozioni. La protagonista fin da subito mi è parsa insopportabile. Il racconto mi ha però tenuta incollata alla lettura dall’inizio alla fine, questo soprattutto grazie ad alcuni ganci narrativi che l’autrice usa abilmente, intrigando la trama di diversi elementi che sembrano schiudere spazio di azione ma che poi non si risolvono mai. A metà libro mi sono resa conto che molte porte aperte della trama non sarebbero state risolte perché non c’erano abbastanza pagine rimaste. Un po’, come lettrice, questa cosa mi ha lasciato l’amaro in bocca. Una caratteristica che invece ho trovato di grande impatto è la capacità descrittiva della scrittrice. È impressionante come trasporti nelle scene attraverso l’uso di descrizioni molto attente.


LA PSICHIATRA di Wulf Dorn // TEA
Anche di questo libro ne ho davvero sentito parlare molto. Che era un libro sconcertante, angosciante, che molte persone addirittura non erano riuscite ad andare avanti nella lettura perché troppo provate emotivamente dalla trama. È un romanzo molto particolare. Credo che una volta arrivati alla fine bisognerebbe rileggerlo con la nuova chiave di lettura che viene svelata alla fine. Ha un ritmo incalzante che mi ha catturata subito. Rispecchia lo stato mentale della protagonista che è, per l’appunto, una psichiatra che incontrerà in modo molto crudo il suo passato. Già le prime tre righe del prologo sono una potente calamita:
«Certe leggende parlano di luoghi che attirano il male, luoghi che sono stati teatro di tante tragedie, come se fossero affamati di terribili disgrazie».


Buone letture!

Se vuoi scoprire i libri che ho già sul comodino puoi seguire il mio canale Instagram.

Idee per regali “accoglienti”

Su richiesta di una Community molto attiva e vispa che definisco a ragion veduta Cerambici, eccomi a suggerirti alcune idee per i regali “accoglienti”, ovvero quei regali che reputo utili e allo stesso tempo, si spera, poco dannosi per l’ambiente, anche se al giorno d’oggi credo non ci sia più nulla di veramente ecologico al 100%.

Non è una lista gigantesca ma solo piccoli spunti di prodotti che amo ricevere e regalare a mia volta: libri, candele, cuscini, piante, coperte. Gli oli essenziali non li ho messi in quanto ho dedicato loro un articolo del blog intero che puoi trovare a questo link https://www.mariannacorona.it/2023/10/20/oli-essenziali-che-passione/

Ma iniziamo che le feste sono dietro l’angolo:

LIBRO LE PIANTE CI PARLANO (ne ho parlato su un Reel che trovi sul mio canale Instagram))

IL PICCOLO LIBRO DELL’IKIGAI Un neuroscienziato giapponese ci porta in un affascinante viaggio nella tradizione del suo paese, alla ricerca di qualcosa di misterioso, prezioso, semplice e sfuggente: la forza che ci fa alzare la mattina.

LIBRO COME SONO FATTE LE EMOZIONI

L’AGENDA DELLA LUNA 2024 (con tutte le fasi lunari e le cose che è opportuno fare in ogni ciclo lunare)

PIANTA CALATHEA (ogni volta che la guardo mi mette di buon umore, resiste dentro casa e sono piante che hanno qualcosa di magico)
versione 1 verde splendente
versione 2 verde quieto

CUSCINO KITSUNE CERVICALE CON SEMI DI GRANO

CUSCINO KITSUNE ROTONDO PER PANCIA, SCHIENA E ZONA LOMBARE CON SEMI DI GRANO

CUSCINETTO LAVANDA PER MASSAGGIO RILASSANTE AGLI OCCHI

CUSCINO TERMICO CON GRANELLI DI GRANO

COPERTA DI LANA (un evergreen ma a me le coperte svoltano le giornate)

CUSCINO TERMICO CON NOCCIOLI DI CILIEGIA

YANKEE CANDLE AL COCCO (uso poche candele profumate perché sapete che amo di più gli oli essenziali ma questa al cocco e quella alla zucca ballano con la mia malinconia e la fanno stare bene)

CANDELE ETERNE AVA & MAY (vi aggiungo anche queste che invece di solito uso a volte nel bagno durante la doccia)

Spero di averti dato qualche spunto in più e grazie sempre per il tempo che hai dedicato alla lettura.

Sempre grata ♡

Oli essenziali che passione!

Il post che ho messo recentemente su IG riguardante gli oli essenziali ha destato un po’ di curiosità. Ammetto di non averti mai parlato di questa mia passione. Uso molto gli oli essenziali in casa e mi piace sentire l’aroma delle piante in giro per le stanze ma anche sui vestiti oppure prima di addormentarmi. Mi sembra così di essere in un bosco, vicina ai sentieri e di sorridere nell’animo.

Per l’autunno uso soprattutto queste combinazioni, sono davvero le mie preferite in questo periodo:
PRIMO SET: 5 gocce di salvia, 3 gocce di limone, 1 goccia di finocchio
SECONDO SET: 5 gocce di lavanda, 3 gocce di chiodi di garofano, 1 goccia di rosmarino
TERZO SET: 5 gocce di menta, 3 gocce di timo, 1 goccia di rosmarino
QUARTO SET: 5 gocce di finocchio, 3 gocce di citronella, 1 goccia di salvia

I diffusori, perché spargano l’essenza come si deve, vanno puliti periodicamente in modo che non ci siano residui di olio essenziali o resina sui filtri, in caso di quelli elettrici, oppure nelle ciotole di quelli tradizionali.

Per pulire le ciotole di quelli tradizionali uso aceto bollente che lascio raffreddare nella ciotola. I filtri di quelli elettrici è sufficiente pulirli con un panno asciutto.

Ma veniamo ai Brand, ne scopro sempre di nuovi e sono sempre alla ricerca di quelli che ancora non ho provato e non conosco, ma ho anche i miei preferiti quelli a cui non rinuncio mai. Vediamoli assieme.

Sono una vera e propria appassionata di oli essenziali, allietano le mie giornate. Cerco di usare solamente quelli puri e che possono essere usati anche per uso alimentare. Ma ricordiamoci che in ogni caso non vanno mai presi o usati senza prima diluirli.

Ho l’abitudine di usarli anche in lavatrice con il detersivo senza profumo. Adoro l’aroma che lascia il rosmarino selvatico sui panni appena lavati.

NASOTERAPIA: Brand buonissimo e forse è quello meno economico ma possiede una gamma di essenze capillare: di questo Brand adoro l’abete siberiano e il mandarino.

ERBA VITA: il mio Brand preferito da sempre. Essenze espansive che avvolgono davvero la casa e creano un’atmosfera unica. Non mi faccio mai mancare la menta piperita, il limone e la salvia.

FITOMEDICAL: altro Brand che adoro e che alterno a Erba Vita. L’olio essenziale che uso di più di questo Brand è la citronella. Poche gocce per aromatizzare la cucina quando ci mettiamo ai fornelli.

LE ERBE DI JANAS: si tratta di un’azienda artigianale sarda che ho scoperto per caso e me ne sono innamorata. Produce preziosi oli essenziali concentrati da usare con parsimonia.
Tra i suoi bestseller: arancio, camomilla, finocchietto selvatico, mirto selvatico e un inedito olio essenziale al Palo Santo. Il rosmarino selvatico lo uso diluito per massaggiarmi le tempie quando sono molto stanca.

Il loro shop qui

PURE ESSENTIEL: ottimo Brand con alcune profumazioni molto strong che possono in alcuni casi a volte dare fastidio se usati troppo frequentemente. Il mandarino verde è molto particolare e anche l’eucalipto è molto intenso. Preferisco il loro timo e arancio dolce.

BIOEARTH: altro Brand che ho scoperto di recente e che mi sta dando innumerevoli soddisfazioni. Il loro Tea Tree (che esiste anche nella boccetta da 30 ml) lo uso (sempre diluito) anche per passare i pavimenti quando voglio aromatizzare per bene casa.

ERBAMEA: altro Brand molto valido che si trova facilmente. Ovviamente, neanche a dirlo, adoro mettere gocce di oli essenziali anche in armadi e cassetti dove alterno limone, arancia, o pompelmo, alla lavanda e al sandalo.

PURAE: Brand del cuore insieme a Fitomedical ed Erba Vita. Dispone di una rosa di oli essenziali fantastica a costi non eccessivi (poi dipende dal tipo di olio essenziale).
Ha anche il pino mugo che uso quando ho nostalgia dei sentieri.

SALIET: un Brand della mia zona, si tratta di un’azienda agricola nata nel cuore delle Dolomiti friulane all’interno del piccolo comune montano di Claut dove producono diversi prodotti tra cui oli essenziali puri e biologici dei quali si sente proprio nitida e presente la qualità. Ne bastano pochissime gocce in quanto sono molto concentrati.
Hanno un comodo E-Shop per farsi raggiungere da tutti.

Qui il loro shop

Spero di esserti stata utile o di averti spronato ad avvicinarti a questo mondo.
Namasté
Sempre grata

La scrittura è meditazione

La scrittura è una delle forme di meditazione più profonde in assoluto. Non serve essere scrittori o letterati per provare su di sé la potenza di una forma di comunicazione inventata dall’essere umano e che ha stravolto in modo totale l’evoluzione storica, sociale e intellettuale.

Personalmente trovo la scrittura una bellissima rete universale che collega passato, presente e futuro. Quando scriviamo attiviamo il momento presente attraverso un movimento pratico e fisico che è quello delle dita, sia che usiamo la tastiera oppure carta e penna (anche se tra i due metodi, a livello cognitivo, c’è una grande differenza).

Ma se ci concentriamo per un attimo sul movimento fisico delle dita possiamo cogliere che proprio questo movimento è la calamita che ci fa immergere nel momento presente.

La mente intanto elabora, cerca e scruta tra i pensieri. Ripesca dal passato e si plasma su quello che ci accade interiormente e durante le giornate. Quando scriviamo possiamo raccontare un fatto o un aneddoto oppure possiamo trarre le nostre riflessioni su qualcosa che ci ha ferito. Possiamo raccontare alla scrittura le nostre gioie, ciò che ci ha reso fieri e che ci sprona ogni giorno.

La scrittura porta con sé anche un occhio al futuro. Possiamo dedicare la scrittura a dei potenziali lettori, oppure tenercela lì per rileggerla tra qualche tempo e capire di noi, delle sensazioni che abbiamo provato, di quello che facevamo in quel periodo.

Mentre scriviamo usiamo una potenzialità multitasking che collega passato, presente e futuro. È una sensazione che permette di sentirci tutt’uno con la nostra vita. Ci permette di guardarla con onestà e delicatezza, con consapevolezza e attitudine a coglierci nell’insieme.

Una vera e propria meditazione in movimento.

Detto questo e aspettando anche le tue riflessioni in merito se vorrai raccontarmele, ti regalo 5 esercizi di scrittura che potranno aiutarti a entrare in confidenza, in modo semplice, con questo mezzo di meditazione:

• siediti comodamente in mezzo alla Natura oppure alla finestra, e descrivi quello che vedi

• scrivi su 5 bigliettini altrettanti stati d’animo che hai provato nella settimana. Poi chiudi gli occhi e pescane 2. Leggi quelli pescati e rivivili chiudendo gli occhi, senza paura, con la consapevolezza dell’indulgenza e lasciali andare come fossero respiro

• scrivi la sera, prima di coricarti, tre cose per cui hai provato gratitudine durante la giornata

• scrivi 2 parole contrastanti, osservale e cerca tra le due una connessione plausibile: trova lo Yin nello Yang e viceversa

• scrivi 3 parole immediate senza pensarci troppo e poi da quelle 3 parole scrivi una frase

Buona esplorazione.
Namasté

Il motto delle antenne alte

A luglio ho sempre l’impressione che le giornate si distribuiscano più lentamente sulle vite. Rispetto all’anno scorso, oggi, a luglio sono più indaffarata. Ho progetti nei cassetti che si sono aperti all’improvviso creandomi gioia e preoccupazione nello stesso istante. Dall’apnea di giugno, fatta di controlli medici, scadenze importanti e piccoli passi quotidiani, ne sono uscita frastornata. Come sempre mi ci vuole del tempo a riprendermi dagli stress profondi e mi devo lasciare spazio per recuperare.

I miei alleati sono la meditazione, le camminate semplici, i ricordi, la scrittura e la creatività. Ogni organismo umano è molto complesso ma non per questo dobbiamo rinunciare a capirci, ad esplorare dentro di noi, anche l’insondabile. È una ricerca abile che sfocia in una continua acquisizione di strumenti di conoscenza e di consapevolezza per procedere.

In questa nutrita Community c’è un filo conduttore che è molto legato al motto comune che abbiamo adottato come manifesto: antenne alte. Questo filo conduttore è il coraggio di indagare, di sapere anche se fa male o se costringe alla messa in discussione, di capire quello che ci dà gioia.

Questi percorsi per alcune persone sono stimoli e non muri invalicabili.

Mentre sto scrivendo è quasi ora di incontrarvi online per la lezione di yoga che ho preparato sulla leggerezza.

Una piuma è un punto di vista per procedere senza mai dimenticare il suo contrario. Vivere con leggerezza per me è soppesare. Significa togliere i pesi dopo che sono maturi e non fare finta di non vederli.

Significa andare avanti con la forza di chiedere aiuto quando è necessario. Indurirsi non serve a molto ma capita. È una protezione e un guscio dove abbiamo la necessità di germogliare in modo attivo per poi tornare nel mondo con energia nuova.

Sempre grata ♡

Props, cuscini, coperte, cinghie, foulard e attrezzatura: i sostegni dello Yoga

Sono sempre stata dell’idea che lo Yoga sia essenzialità. Il tappetino, per molto tempo, è stato il mio unico supporto. Il corpo, a mio parere, avrebbe dovuto farcela senza troppi fronzoli o aiuti. Erano gli albori del mio viaggio introspettivo, avevo appena iniziato a praticare Yoga. Dovevo fare ancora molta strada, sviluppare molta consapevolezza e soprattutto dovevo ancora capire il corpo, entrare in sintonia con il mio organismo.

Ho capito l’importanza dei props, dell’attrezzatura e dei sostegni solo quando, dopo un’operazione importante al colon, ho dovuto ricominciare a muovermi piano piano, rispettando il mio corpo e i suoi tempi di recupero. Ho ripreso a praticare in modo molto lento. Non potevo sforzare eccessivamente. Alcuni asana mi erano preclusi. Così mi venivano incontro cuscini, coperte, cinghie, foulard, mattonelle che mi permettevano di studiare alternative ottimali per costruire una pratica su misura per me in quel momento. E mi sono accorta che i props non erano solamente utili ma davano alle posizioni una specificità intrinseca che poteva essere usata sempre, non solamente momenti di difficoltà.

Ho continuato per diverso tempo a usare i props durante la mia nuova pratica di Yoga e poi, quando ho iniziato a insegnare, li ho gradualmente inseriti nelle pratiche con gli allievi. Molto dell’efficacia dei props mi è stato insegnato dallo Yin Yoga. Una prospettiva completamente diversa, non muscolare ma connettivale, dove i sostegni diventano indispensabili per sviluppare un certo tipo di lavoro specifico nel corpo attraverso l’immobilità. 

Le mattonelle sono le mie preferite per versatilità, sono importanti per lavorare gli asana in modo graduale come ad esempio i Trikonasana oppure per intensificarne altre come alcuni piegamenti indietro. Inoltre posso essere usate anche per la vita di tutti i giorni. Le uso come supporto per il Pc oppure come momentanei porta tisana. 

Le cinghie sono utili per gli allungamenti in progressione oppure quando dobbiamo agganciare due estremità che non si raggiungono facilmente, nelle torsioni e ogni qual volta abbiamo bisogno di aggiungere uno spazio ulteriore. Personalmente al posto delle cinghie preferisco il foulard che è molto più versatile e che all’occorrenza diventa, ripiegandolo, anche un comodo cuscinetto per la fronte.  

Per quanto riguarda i cuscini, beh, qui si apre un mondo davvero infinito. Ogni anno ne vengono prodotti di nuovi e con funzioni differenti. I miei preferiti su tutti sono i bolster: cuscini lunghi a forma di cilindro oppure rettangolari. Sono cuscini, di solito, molto grandi, anche se negli ultimi anni sono nati nuovi formati come quelli lunghi e stretti. In ogni caso si possono usare anche nella vita di tutti i giorni, su divani e letti e il loro più grande pregio è proprio quello di essere un vero e proprio sostegno per il rilassamento del corpo. Bolster in inglese significa proprio sostenere. Numerose sono infatti le posizioni dove la schiena sul bolster trova un importante giovamento. Non sono cuscini dove si sprofonda, sono al contempo morbidi e solidi. 

Non è mai una buona cosa quando i props vengono usati per forzare una certa posizione. Bisogna sempre allineare il corpo in una posizione rispettandone la conformazione e caratteristiche e soprattutto rispettando quello che si sente. Quando si sforza eccessivamente si sta facendo violenza al proprio corpo ed è sempre controproducente. 

Vi suggerisco, se volete provare i props, di farvi guidare dalla curiosità di sperimentare e di portarli nella vostra pratica in modo consapevole e graduale. In questo viaggio sarà proprio il corpo a dirvi quali preferisce e quali sono i migliori per voi da utilizzare come sostegno.

Qui di seguito vi lascio i link se avete bisogno di acquistarli. Sono prodotti che ho provato personalmente e con i quali mi sono trovata bene. Non sono molto economici ma per lo Yoga è indispensabile scegliere dei prodotti buoni, duraturi e che sostengano l’ambiente. 

Namasté e buona pratica.