Remote Working: alcuni oggetti utili e le mie penne preferite

Ho sempre avuto il pallino dello Smart Working, che ora viene chiamato Remote Working. Mi incuriosiva la possibilità di non essere vincolata ad un luogo fisico fisso di lavoro. Questo, nella mia testa, era simbolo non tanto di libertà, ma di autogestione, di autonomia e di indipendenza. Concetti che fin da giovanissima erano i punti fermi a cui auspicavo. Le nuove tecnologie, con le loro innovative potenzialità, che si affacciavano sul mondo agli inizi degli anni 2000 mi hanno portata a scegliere un corso di studi proprio legato a questo ambito. E in quello stesso ambito ho sviluppato poi la mia sfera lavorativa.

Non sto sottolineando che sia idilliaco il Remote Working in ogni aspetto. Presenta delle criticità e degli spettri oggettivi. Ma con l’arrivo della pandemia ho potuto sperimentarlo a 360° e posso affermare, adesso con consapevolezza, che è una modalità di lavoro per me ottimale e in cui mi trovo particolarmente a mio agio.

Analizzerò i vari aspetti del Remote Working in altri articoli a lui dedicati. Adesso mi soffermerò a raccontarti alcuni dei prodotti che hanno svoltato la mia vita lavorativa dal 2020 in poi, quando una pandemia ci ha costretti a ridimensionare ogni cosa e sfruttare le risorse dell’online.

Cavo Ethernet è un cavo molto potente per la connessione internet di rete. È molto lungo e questo mi permette di collegarlo senza vincolare il dispositivo in un unico punto.

Adattatore Ethernet è l’adattatore per collegare il cavo di rete con un dispositivo che abbia solo la porta USB.

Treppiede agile questo treppiede, molto leggero e agile, è utilizzabile sia per Tablet che per Smartphone. Utile e versatile, si adatta a diverse occasioni. Lo utilizzo anche in esterno.

Cassa Bluetooth Portatile questa l’ho presa solo recentemente. Ma per le mie lezioni di yoga è davvero formidabile mi permette di amplificare le musiche di accompagnamento di sottofondo e rendere l’esperienza per le mie allieve, e i miei allievi, ancora più avvolgente.

Pentel Energel infine non hanno molto di tecnologico, ma sono le mie penne preferite. Scorrevoli, a gel e molto morbide. Semplicemente le adoro! Perché, va bene la tecnologia, ma nulla mi rende più felice dello scrivere frasi e parole su un foglio di carta.

🙂

Spero di esserti stata utile.

Namasté

Fiorire tra le rocce sempre

Novembre è arrivato. Colgo l’occasione per tendere le orecchie verso la Natura. In questo periodo si fa infatti molto più vicina. I gracchi alpini si preparano ad arrivare in paese dalle cime più alte. Sono riuscita a piantare del basilico casalingo. L’ho messo in un luogo un po’ protetto di casa e dove arriva il sole. E mi sono sentita di aver fatto una cosa buona. Spero trovi la forza di germogliare del tutto. Perché ci vuole forza anche per quello. Per restare e mettere radici. È molto facile farsi trasportare dal vento, ma a volte serve qualcosa di concreto che sia sprone a costruire. O almeno a me sembra così in questo momento, dove i venti sono molto forti e si sta un attimo ad essere avvolti dal loro soffio. Sempre grata ♡

Ps. Le riflessioni sulla Natura le ho raccolte nel libro che ho scritto per Giunti Editore, trovi il link per scoprirlo qui di seguito:

Fiorire tra le rocce (Link Aff.)

La mia intervista su MiaMagazineFvg. Racconto i luoghi remoti dove vivo

È uscita sul nuovo numero di MiaMagazine una mia intervista. Melania Lunazzi mi ha gentilmente chiesto se volessi realizzarla. Ritrosa alle parole a voce, ho preferito come al solito scrivere. È nato un testo di suggestioni sui luoghi remoti dove vivo.

Inizia così:
« “Prendi un angolo del tuo paese e fallo sacro, vai a fargli visita prima di partire e quando torni. Stai molto di più all’aria aperta. Ascolta un anziano, lascia che parli della sua vita. Leggi poesie ad alta voce. Esprimi ammirazione per qualcuno. Esci all’alba ogni tanto. Passa un po’ di tempo vicino a un animale, prova a sentire il mondo con gli occhi di una mosca, con le zampe di un cane.” Cedi la strada agli alberi – Franco Arminio

Quando ho letto per la prima volta questa poesia era il 2017, avevo un’operazione chirurgica alle spalle, una chemioterapia adiuvante da portare avanti e poca proiezione verso il futuro. Preferivo rannicchiarmi e ho visto in queste parole di Franco Arminio una specie di manifesto da adottare.
In sintesi non ho fatto altro che darmi tempo, lo stesso tempo che vedevo così sfuggente.
Ho iniziato ad osservare. Non per finta o di sfuggita, ma sul serio. Ho iniziato a sedermi da qualche parte lì fuori e starmene in contemplazione.

1. “Prendi un angolo del tuo paese e fallo sacro, vai a fargli visita prima di partire e quando torni”.
Mi sono soffermata sui dettagli, ho trovato luoghi strategici dove starmene in pace vicino alla natura o vicino a case diroccate in cui le mie ferite si rispecchiavano.
Stavo meglio all’aria aperta che dentro casa.
Dovevo fare pace con le mie “case”: il paese dalla storia triste, le mura di una casa d’infanzia e il mio corpo. Mi ero talmente allontanata dalle mie “case” personali che ne avevo scelta una ancora più distante.
Poi il tumore al colon mi aveva riportata stanziale, all’origine. »

Sempre grata ♡

Marianna

Pensieri di maggio e il nuovo corso Yoga

Nel maggio che è arrivato colgo l’occasione per tendere le orecchie verso la Natura. In questo periodo si fa infatti molto più vicina: ho già ascoltato il cuculo, i gracchi alpini che si preparano a lasciare il paese per le cime più alte. Sono riuscita a seminare un albero di fico. L’ho messo in un luogo un po’ protetto dal vento e dove arriva il sole. E mi sono sentita di aver fatto una cosa buona. Spero trovi la forza di restare e mettere radici. Perché ci vuole forza anche per quello. Per restare e mettere radici. È molto facile farsi trasportare dal vento, ma a volte serve qualcosa di concreto che sia sprone a costruire. O almeno a me sembra così in questo momento, dove i venti sono molto forti e si sta un attimo ad essere avvolti dal loro soffio.

Continueremo con maggio e giugno il nostro percorso di yoga online. Ormai anche questo progetto ha messo radici solide e sta crescendo con vigore energico. Durante queste lezioni a distanza mi avete confermato che si insatura un rapporto molto personale con il proprio organismo. Una bolla magnetica dove succedono innumerevoli cose ed è in quello spazio comunicativo che ci si nutre dell’energia vitale e indispensabile di cui abbiamo bisogno.

Ho intitolato il prossimo corso “Nutrimento armonico”, le parole mi ispiravano proprio l’idea di cogliere quello di cui abbiamo bisogno in modo di capire il nostro corpo e aiutarlo a fare del suo meglio coinvolgendo anche la mente, impedendole di divagare dove non serve. La mente ha bisogno di sentirsi parte del corpo. Non bisogna più mentalizzare il corpo, ma accorpare la mente.

Così in queste nuove lezioni ci sarà spazio ancora per il Pranayama ma anche per i suoni delle campane tibetane e del tamburo oceanico. Oltre ovviamente a continuare ad esplorare gli asana sempre più in profondità con i nostri tempi.

Vi ho preparato anche una semplice sequenza di movimenti da fare quando volete o avete la necessità di shakerare e muovere l’energia interiore:
1. Step: aprire e chiudere le dita delle mani velocemente per due minuti
2. Step: mettere le mani sotto le ascelle e stringerle delicatamente per due minuti
3. Step: strofinare con i palmi delle mani le guance per due minuti
4. Step: strofinare con i palmi delle mani le cosce per due minuti

Inoltre, vi posso anche raccontare che è uscita una mia nuova intervista sulla rivista MiaMagazineFVG, so che è distribuita in Friuli ma anche a Belluno. Mi ha intervistata la bravissima Melania Lunazzi. Ho tentato di mettere in parole quello che per me significano i luoghi, le suggestioni che provo ogni volta che mi immergo con sguardo concentrato nell’ambiente che ho attorno. Un’intervista molto intima, ma che sono contenta abbia trovato la forza di uscire fuori attraverso la scrittura. Perché per me è l’unica fonte vitale di espressione, dove mi trovo a mio agio. L’unica.

Sempre grata ♡

Il primo Natale del mio libro


(articolo pubblicato sulla newsletter a dicembre ma messo online ora)

Si avvicinano le feste. Lo so che l’avete letto in tanti ormai. Ma mi piace ricordare il mio libro. Dargli valore e spazio per sempre. Ho pianto nello scriverlo. Sono stata più volte sul punto di rinchiuderlo in un cassetto e non pensarci più. Sono stata travolta da una scrittura che ha dapprima ha stentato a saltare fuori. Non avevo capito come dare fiducia a quella storia. Era la mia, ma era tragica e io volevo dimenticarla. Come volevo rinchiudere le mie sensazioni, i miei timori, anche la mia forza di rinascere. Stavo ramando contro un’acqua docile che voleva solo saltare fuori. Allora si è fatta uragano, sconquassandomi e regalandomi l’esperienza di vivere la scrittura come terapia salvifica. Un fiume in piena si è riversato per pagine e pagine e pagine ancora. È arrivato in libreria a sorpresa, poche persone sapevano cosa stessi combinando.


Ma i messaggi poi dei lettori mi hanno commossa, turbata e reso felice:

È un libro bellissimo, scritto con stile originale e con pensieri delicati e profondi. Un libro che parla molto di montagna”. – Melania Lunazzi

“Ho letto il tuo libro e mi permetto di scriverti direttamente, anche se può sembrare scortese. Sei arrivata ad una profondità che va oltre, hai messo a nudo l’anima, la tua essenza, hai raccontato di quanto la fragilità del nostro essere possa diventare vita, occhi nuovi, L’opportunità di vedere, di cogliere dettagli dentro passi mai colti. Delicata, diretta, scorbutica come solo un’anima libera sa essere, senza fronzoli, genuina. Le tue parole, il tuo raccontare sono sangue, vita da mordere, lacrime delicate, salite impervie, sono ossigeno puro. Lascerò passare qualche tempo per assorbire e ti rileggerò, perché sei uno di quei libri, che non si finisce mai di scoprire. Per questo motivo voglio dirti grazie”. – Luca Balagna

“L’ho appena finito di leggere. Grazie di cuore per la testimonianza. Un bellissimo libro.” – Cristina Franchi

“Un libro scritto da una persona profonda, sei stata molto coraggiosa. Ho vissuto dieci anni in montagna e comprendo il profondo legame che avete con il vostro meraviglioso territorio”. – Diana Sabbioneda

“Un libro molto commovente che infonde luce ed energia”. – Mara Passon

“Sto leggendo il tuo libro e anche di questo volevo ringraziarti. Condividere con tutti noi la tua storia è stato, immagino, terapeutico per te, ma anche per noi che leggiamo. In tante cose che scrivi mi riconosco, compresa la passione per yoga e montagne!” – Alessandra

“Troppo bello il tuo libro!! Scrittura e quindi lettura molto fluida. In ogni parola si avverte il tuo dolore, la tua passione, la tua gioia. Complimenti veramente”. – Giovanna Rinaudo

“Uno dei libri più belli che ho letto in questi ultimi tempi. Una bellissima scoperta. Tante riflessioni per tutti noi. L’ho persino riletto per sottolineare e riscrivermi alcuni pensieri e spunti. Bravissima Marianna”. – Marina Visentini

Fiorire tra le rocce – La via dell’equilibrio quando la vita si fa ripida
Marianna Corona Giunti Editori
con un testo e le illustrazioni di Mauro Corona
in libreria oppure online al link
https://www.amazon.it/Fiorire-tra-rocce-dellequilibrio-quando-ebook/dp/B08ZDT86JQ

(Link Aff)

Incontro online per “Amo i Libri”

La community di Amo i Libri mi ha contattata per un’intervista online e mi sono emozionata ancora una volta. Le domande mi hanno fatta sussultare e toccare l’anima. Li ringrazio per lo splendido incontro che è nato.

Qui potete rivederlo 🙂

Melania Lunazzi mi intervista

In questa foto mi potete vedere mentre pianto un albero durante una delle feste degli alberi che a scuola, alle elementari, era simbolico momento di unione con la Terra.
Portavo sempre una fascia elastica di spugna in testa per tenermi indietro i capelli. La tenevo anche di notte al punto che mia madre si era preoccupata che mi sconvolgesse perfino la forma delle orecchie che erano particolarmente lunghe.


Perché sì, ho sempre amato ascoltare, cercare i suoni del vento e sugli alberi dove mi arrampicavo ascoltavo le foglie.
Quella bambina è sempre qui con me. E rivive nelle mie parole in questa intervista, realizzata da Melaniza Lunazzi che ringrazio infinitamente, per la trasmissione A Volo Radente ( www.sedefvg.rai.it ). Anche la radio è ascolto.

Ascolta l’Intervista

Un primo giorno di lavoro

Mi hanno chiesto di raccontare “Fiorire tra le rocce” in un breve articolo pubblicato nel notiziario del Parco Dolomiti Friulane.

È una riflessione che ho scritto di getto in un pomeriggio calmo dove ho lasciato fluire i pensieri.

Eccolo 🔽

Il libro d’esordio
FIORIRE TRA LE ROCCE
di Marianna Corona


Un primo giorno di lavoro. Una ragazzina selvatica che non aveva ancora compiuto vent’anni. Una scrivania e metodi da imparare. Non mi hanno mai spaventata gli impegni da svolgere ma in quel primo giorno di lavoro ero un po’ impettita. Vedevo responsabilità e l’inevitabile incombere di una vita da adulta. L’ufficio era proprio quello di questo Ente: il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. L’anno il 1998. E nulla sembra inafferrabile come il tempo.
Così questo libro mi è servito a piantare ricordi su carta. A conservare attimi e vita, come l’Ente Parco fa con gli ecosistemi e le numerose biodiversità che incontra. “Fiorire tra le rocce” (Giunti Editore 2021) è impregnato di montagna, di paesi microscopici e realtà tutt’altro che semplici. Ma è qui, tra questo ambiente avvolgente che ho trovato spunti per una rinascita senza obiettivi, se non quello di farmi presente alla vita. Nel 2017 dopo un tumore al colon, malattia di cui si parla poco ma molto spietata e diffusa, mi ero completamente stranita dall’esistenza. Apatica e preoccupata mi ero dimenticata del mondo.
Sono ripartita allora proprio dal principio. Dai luoghi dove sono cresciuta. Dalla montagna e dalla natura che percepivo tutt’attorno. Ho iniziato di nuovo a camminare. Adagio prima. Poi, piano piano, riprendendo confidenza con il mio corpo e la mente al seguito.
Sono approdata alla scrittura per estrapolare quello che sentivo e ho messo assieme un omaggio a queste terre, ai paesi dell’Alta Valcellina, alla montagna e all’arrampicata, anche allo yoga.
Ci sono i miei punti di domanda da persona schiva e introspettiva.
C’è una storia, la mia. Ma ogni vita è un racconto prezioso, inspiegabile, a volte contorto, altre lineare e struggente.
Breve o lungo che sia, si scriverà comunque.

Tre domande

Un messaggino in dm e Consuelo Nespolo che mi chiedeva se volessi rispondere a tre semplici domande per il suo giornale #laltrogiornaleverona in occasione della rassegna Soavecultura che si sta svolgendo in questi giorni. Le ho lette con attenzione. Erano semplici ma impegnative. Ci ho pensato alcuni giorni lasciando bollire la testa tra le parole. Poi una sera, a notte fonda, ho risposto.Oggi è uscito l’articolo e volevo dire grazie alla gentile giornalista che mi ha lasciato il tempo di rispondere attraverso la scrittura, cosa che amo particolarmente. ♡

》Ti senti più roccia o più fiore?

Sentirsi è la parola più adatta e sulla quale vorrei focalizzarmi per rispondere. La roccia e il fiore potrebbero rappresentare due lati della stessa medaglia. Siamo metamorfosi continue, sussulti di bilanciamento ed equilibri in continua oscillazione e per questo preziosi e delicati. Sentirsi, ascoltarsi e riuscire a venire incontro a se stessi sono chiavi di lettura per auto-darsi una mano. Siamo esseri più naturali di quello che pensiamo. Ci ritroviamo rocce dure e inavvicinabili, spigolose e rudi. Sappiamo bene che abbiamo anche lati diversi, docili, comprensivi, fragili e vivaci. Ma se non sappiamo coglierli e non poniamo attenzione nell’ascoltarci rimaniamo scatole asettiche. Trovo negli opposti uniti la bellezza dell’esistenza. Proprio come una pianta che per crescere ha bisogno di diversi elementi a volte contrapposti tra loro: semi, vento, acqua, pioggia, sole, terra e pazienza. L’importante è lasciarci fiorire senza trattenere e saper chiedere aiuto quando è necessario.

》》 Quando hai pubblicato il libro hai provato la sensazione di esserti rivelata troppo? Oppure ritieni che raccontarsi sia edificante per chi scrive e chi legge?

Ho raccontato una malattia oncologica di cui si parla poco ma è molto spietata. Ci ho pensato molto. Soprattutto mi sono posta degli interrogativi su come si potesse raccontare la sofferenza in modo delicato e sostenibile per il lettore. È stato un percorso prima di tutto introspettivo. Fino all’ultimo non sapevo se quelle pagine le avrei mai pubblicate. Mi sono data il tempo di procedere un passo alla volta, come mi piace fare in montagna, senza mai guardare la cima. Mi ero accorta che dopo la malattia del 2017, un tumore al colon, non ero più in grado di riconoscermi nel mio corpo. Lo vedevo raccapricciante e mi ero paurosamente allontanata da lui anche se era tornato a stare bene. Non mi riconoscevo nella me fragile, vulnerabile e piena di paure. Sono stata tenace e ho affrontato quello che sentivo. Sono riuscita a farlo parlare. Avevo con me delle risorse è vero: la mia famiglia, lo yoga, la montagna e dei validi professionisti. Ma la spinta più impellente era una strana e perspicace voglia di risolvere.

Da lì il passo alla scrittura incisiva è stato breve e naturale. Ho trovato in questo mezzo espressivo un canale preferenziale che mi faceva stare a mio agio nel raccontare, complice anche la mia indole schiva. Dopo diverse pagine angoscianti e dolorose il libro ha preso una rotta inaspettata: è uscita la forza della rinascita, la prorompenza del non demordere, la curiosità della fiducia creativa. Quando tutto intorno a noi sembra distruggersi non ci resta altro che creare. Ogni vita è un racconto. La sofferenza un linguaggio universale perché nessuno ne è esente. Ecco che raccontarla diventa allora veicolo di messaggi importanti che possono dare sollievo, lenire, ma anche fare da collante e avvicinare le persone invece di disgregarle.

》》》 Hai già in mente la tua prossima pubblicazione?

Continuo a scrivere molto spesso. La scrittura per me è terapia e mi allevia l’ansia. Ho scoperto che muovere la mano sul foglio oppure digitare velocemente sulla tastiera sono per me fonti di decongestionamento degli stati emotivi più irrequieti. Pensare a un altro progetto strutturato per adesso è prematuro. Scrivere un libro è un viaggio particolare. Vieni assorbito in una dimensione parallela dove non si vedono né stanchezza né bisogni. Una trance meditativa complessa e avvolgente, che deve essere appunto concentrata in un periodo. Diventa talmente assoluta per la propria crescita interiore che una volta conclusa bisogna darsi il tempo di recupero, come quando si allentano i muscoli.

Marianna Corona